“Pessimi uomini, donne, compagni
di classe, di letto, di vita, unici
nell’unica dote che ci accomuna,
nell’unica notte che non fa paura”
(Alessio Spetale, Mani)
Alessio Spetale è nato a Torino (1996), ma si è trasferito in Toscana (nel 2017), dove presenta Poetry slam e spettacoli di Poesia performativa.
Ha fatto parte del collettivo Bibendum e di Clorofilla, con il quale attualmente organizza eventi. Collabora con la rivista NiedernGasse e ha pubblicato due raccolte di poesie: Athazagorafobia[1] (Erga, 2018) e Tanto rumore per nulla[2] (Porto Seguro, 2023); altre poesie sono state pubblicate sulla rivista letteraria Ellin Selae.
Con la pittrice Laura Balla partecipa al progetto Fiorire, che mira a rivalutare, tramite l’arte, le aree abbandonate del centro storico di Prato.
Alessio Spetale tratta in poesia le fasi del ciclo di vita, che riguardano il cambiamento e il passaggio all’età adulta, in una società multiproblematica, in cui è difficile DIVENTARE ADULTI
“Diventeremo mai del tutto adulti?
Perché avere un’auto è sì da grandi
ma dormirci dentro per gli occhi stanchi
dai pensieri liquidi di una Londra
ormai lontana e della prima donna
che davvero m’ama ma chissà dov’è
è forse solo da me, che non da adulto,
e l’indulto è il riassunto dell’insulto
perché non c’è pena né giudice
ma amore complice, e quindi sbagliato.
Diventeremo mai del tutto adulti?
[…]“Speriamo di no” mi hai risposto d’un fiato
e non c’è verbo, verso o richiamo
per dirti in modo più chiaro che t’amo”.
I testi sono scritti per essere performati[3], cioè interpretati su un palco: è una poesia “nuova” che crea un dialogo con chi l’ascolta, utilizzando la modulazione della voce e la gestualità delle MANI[4]
“Le mani parlano.
Il non sapere dove metterle
quando si parla in compagnia”
[…]“I tagli, i calli, gli anelli,
una fede che brilla,
che rende speciale qualcuno
e qualcun altro invece lo uccide.
Ieri non c’era, oggi sì.
Le piccole cose scompaiono,
ombre cancellate
dal brillare di quel dito
[…]Le mani che coprono volti piangenti,
mani che spostano mani
per asciugare lacrime.
Mani che soffocano orgasmi
e graffiano amanti.
Mani che menano.
Le mani che danno pugni
si riconoscono,
le mani felici no.
Le mani parlano,
non trasmettono emozioni, ma concetti
troppo forti
per essere detti”.
Attraverso la comunicazione non verbale si esprimono i gesti ed il contatto fisico, che avviene mentre le mani “parlano”: il corpo stabilisce un diverso linguaggio, alla base dei legami e delle relazioni familiari.
“Mai come oggi parlare di famiglia è difficile. Esistono molteplici tipologie di famiglie: composte e ricomposte, allargate, monoparentali, omogenitoriali, e così via. Lo stesso concetto di famiglia è al centro di accesi dibattiti che, al di là delle differenti posizioni, segnalano come gli individui oggi ritengano che a determinare la nascita e lo sviluppo di una famiglia siano il legame e il vincolo affettivo con un’altra persona, e non per forza la celebrazione di un matrimonio”[5] (M. Lancini).
Il seguente testo autobiografico affronta il tema della paternità acquisita e fa riflettere sulle sovrastrutture degli adulti contrapposte a quelle dei bambini e su ciò che consideriamo CASA
Avrei voluto entrarti in casa
in punta di piedi senza svegliarti mai,
come un ladro,
e io, invece, un tonfo come in Novecento
la scena del quadro, sai,
è il passaggio preferito della mamma,
e magari un giorno lo metteremo in scena
in salotto, in piedi sul divano, il nostro palco.
Vorrei dirti il bene
ma il bene non si dice, si fa,
come l’amore e la guerra,
e altre volte non si fa proprio,
alle volte il massimo del bene è sparire,
restare fermo, immobile, nella penombra
e vorrei dirti quanto è difficile.
Vorrei dirti che tutta questa birra mi gonfia
e mi è utile per sentire ancora dentro qualcosa.
Vorrei dirti che “famiglia” è dove ci si sente a casa,
e la mia è fatta di poeti, attori, cantanti,
personaggi stravaganti
e tu mi sei entrato in casa e c’hai giocato,
ma non come un ladro, come un bambino.
E non so come dirti che casa mia
è la stessa tua,
e allora te lo dico in poesia
che senti e non ascolti:
la chiamiamo in modi diversi,
la viviamo in stagioni diverse,
entrambi l’arrediamo e lei arreda entrambi
perché anche noi siamo un po’ casa sua.
Vorrei dirti che un po’ lo sapevi fin da subito,
quando hai scordato il possesso e condiviso le macchinine
ma questo non lo so, lo immagino.
Vorrei svegliarti più spesso per cogliere lo stupore
di migliaia di stelle, e tu che chiedi a me e Simone
“Allora è questo il cielo vero?”
ma ora è tardi e, se ti va,
ti porterei a casa.
Questa poesia racchiude il significato principale della genitorialità, intesa come uscita da se stessi per stare sui bisogni dell’altro, avviando processi di sintonizzazione e mentalizzazione. È fondamentale, dunque, avere in mente l’altro, il suo benessere e accogliere le diversità.
“Molteplici ricerche di diverse discipline sociali concordano nel rilevare un sostanziale cambiamento del modello educativo familiareprevalente. Nel corso degli ultimi decenni abbiamo infatti assistito al progressivo passaggio da una famiglia tradizionale e normativa a una famiglia affettiva e relazionale”[6] (M. Lancini).
Secondo Lancini anche i problemi degli adolescenti non sono gli stessi del passato ed emergono perché “l’epoca storica in cui vivono pone di fronte al loro orizzonte di valori modelli irraggiungibili di perfezione, per i quali la performance conta più di tutto e a qualsiasi costo. La società dell’immagine mette al centro il valore della bellezza e dell’apparenza che eterna la giovinezza come età dell’oro a cui tutti ambiscono: i bambini come gli adulti. Oggi si assiste alla precocizzazione in infanzia di condotte un tempo prerogative dell’adolescenza, nell’abbigliamento, nel modo di gestire le relazioni e gli spazi di autonomia e di decisione. Al contempo, per gli adulti si parla spesso di sindrome di Peter Pan per definire la tensione verso la giovinezza come antidoto all’invecchiamento”[7] (L. Cirillo, M. Lancini).
I giovani vivono una crisi identitaria, legata a un malessere esistenziale, che necessita di una trasformazione. In poesia si possono rappresentare i disagi interiori e i cambiamenti che portano alla presa di coscienza di sé e a compiere un salto evolutivo, per il quale È SERVITA UNA SIRENA
“È servita una sirena e un’espressione impercettibile
per abbracciare il fallibile
e iniziare a contare le tequile
cantando “tanti auguri” spiaccicato sul sedile
di un altro regionale, in solitaria,
che è la mia tariffa oraria
e molto cara, e molto rara,
come quell’espressione medica
pronunciata da un volto arido come il Sahara
e sarà il mio segreto,
che finché nessuno sa non potrà essere concreto,
e sguardi, domande, sorrisi di compassione
e l’angoscia che ovviamente attanaglia ogni genitore
e non è una “condizione” ma una merda,
e passi da finanziare il pusher a sostenere la ricerca”
[…]“Ora è per il male se non sento fame,
se collasso son le gambe, non le canne,
se mi abbronzo son caduto in terrazza e non in mare,
gioco
a braccio di ferro con un braccio di marmo,
gambe da post maratona senza avere corso un miglio,
non serve tirarsi le arance né un tuffo in Arno
per guardarmi indietro e capire che non mi somiglio
più”.
“Per sostenere il figlio, l’alunno, l’allievo in una situazione di difficoltà o di disagio lo sforzo adulto dovrebbe essere rivolto alla ricerca del senso del comportamento adolescenziale, più che alla ricerca della causa esterna. Al centro andrebbe posto il significato di quanto accade, per comprendere realmente che cosa un adolescente intende comunicare con un sintomo e, contemporaneamente, risolvere” […] “Cercare, cioè, di capirne il significato, alla luce dell’atteggiamento del figlio e della figlia nel qui e ora, in quel preciso momento, tenendo conto quindi dell’età, nella storia individuale, dei compiti evolutivi che sta tentando di portare a termine e della fase del ciclo di vita che sta attraversando” (M. Lancini, 2023).
“Nella società postnarcisistica in cui ci troviamo, invece, quello che manca è il Sé: alla regia non ci sono più la colpa, il senso del dovere né il crollo dell’ideale e il sentimento della vergogna per un possibile fallimento, ma il vuoto identitario, il senso di solitudine anche in compagnia dell’altro”[1] (M. Lancini, 2023).
Con la scrittura si può sviluppare un processo evolutivo, necessario per costruire la propria identità. La Poetry therapy rappresenta strumento terapeutico per la cura della persona ed è efficace per il raggiungimento del benessere individuale e di gruppo (L. Buonaguidi, 2020).
La scrittura di lettere e di diari è presa in considerazione nella proposta metodologica di Mazza e già Freud usava la corrispondenza come uno strumento terapeutico (Brand, 1979, in L. Buonaguidi, 2020). Generalmente si consiglia la stesura di una Lettera mai scritta, che viene scritta ma mai spedita, per conferire un’aumentata libertà espressiva e di contenuti, oppure La lettera a me stesso, “particolarmente indicata al termine dei percorsi di gruppo o nei momenti in cui si necessita una risonanza emotiva interna al soggetto” (in Buonaguidi, 2020):
LETTERA A ME STESSO, AI MIEI AMICI E A TUTTI GLI ALTRI
“Le canne dell’adolescenza:
riti
impressi, dimenticati per finta,
solo per darci un tono e raccontarci del lavoro
di merda”
[…]“E poi
abbiamo sostato sul substrato dell’anima
cercando il senso lato un po’ malato che ci contamina;
pugni di ferro efferati
afferrati e fatti nostri
affrettati per sfruttare
i nostri timori e i nostri mostri.
Passiamo intere giornate a pensare
a come non perdere intere giornate
e intanto sono già le cinque
e devo andare a lavoro,
ma aspetta che ti racconto una storia:
c’era una volta
un cantante che non voleva fare concerti,
un poeta analfabeta
ed un pittore daltonico.
Tutti e tre uniti dal vomito per la consapevolezza
che dopo ‘sti vent’anni
o qualche nervo o la schiena ci si spezza.
Volevano alternative, anche una ne bastava,
tutti e tre grandi uomini
pur non venendo dalla strada…
ma pensa:
il poeta viveva a Malpensa,
proprio dentro l’aeroporto
che non c’è freddo né condensa.
Il pittore guadagnava,
si fa per dire, è chiaro,
lavorando in una fabbrica
e, sì, era precario;
e se per i suoi colleghi
lui era un gran pittore
in mezzo ai pittori
era solo un operaio.
Il cantante chiuso in casa
in trenta metri quadri
che è il posto per la spesa
nella casa che gli diede i natali;
lui beve, si paga l’erba a stento,
l’affitto non lo paga più
da quando c’è stato l’aumento.
La salvezza loro
sta nell’immaginazione,
che li porta a concepire
senza dubbio un mondo migliore;
e non serve andare via per forza
per stare meglio,
perché a volte stare male
ti porta a creare un qualcosa che per te
vale come un figlio”.
La stesura della Lettera permette di integrare le diverse parti di sé e scoprire che “la salvezza loro sta nell’immaginazione, che li porta a concepire senza dubbio un mondo migliore”, verso il quale tendere attraverso la creatività, l’umorismo e la scrittura.
Alessio Spetale utilizza la Poesia performativa in maniera terapeutica, nell’ottica della Poetry Therapy: cioè considera i problemi della società in una visione trasformativa verso il futuro. L’autore rappresenta le difficoltà della crescita, le fasi del ciclo di vita che riguardano il passaggio all’età adulta e dà voce ai disagi di oggi, rielaborati attraverso la poesia.
[1] Lancini, M (2023) Sii te stesso a modo mio, Raffaello Cortina Editore, Milano.
[1] opera finalista del concorso letterario della Città di Siena.
[2] raccolta candidata alla sezione poesia del Premio Strega 2024.
[3] ALESSIO SPETALE – Accontentarsi (2024)
[4] Qui il link del testo “Mani” che è diventato un brano musicale:
[5] Lancini M. La famiglia è cambiata. Anche per i figli, in Psicologia contemporanea.
[6] [6] Lancini M. La famiglia è cambiata. Anche per i figli, in Psicologia contemporanea.
[7] L. Cirillo, M. Lancini, Le paure degli adolescenti in Psicologia contemporanea.


