ANGINA D’AMOUR
“Dimmi hai mai sentito il rumore
di un cuore che si vaporizza?”
(G. Maffii, Angina d’amour)
Giulio Maffii è nato a Firenze, i suoi interessi riguardano la poesia – lineare, sperimentale e visiva, l’arte visuale, la fotografia ed i collage.
Collabora con la compagnia teatrale Bubamara Teatro e ha insegnato per molti anni all’Università di Firenze. Le sue opere sono pubblicate a livello internazionale[1] ed è in uscita il libro “Copia”, anche nella versione inglese negli Stati Uniti.
Il suo libro Angina d’amour (2018) approfondisce i temi dell’amore, del dolore, dell’identità e della memoria, nel contesto della nostra epoca: “tempo di lutto facile[2]” e “di sostituzioni”. “Il titolo è significativo e circoscrive con sufficiente chiarezza il tema affrontato: il male d’amore. L’angina, nella letteratura medica, designa il soffocamento, l’angoscia, l’affanno, l’afflizione”[3] (G. Maffii, 2018).
La raccolta di poesie indaga infatti le difficoltà dei legami e i meccanismi di difesa dell’uomo, che “da sempre cerca di negare il doloroso fallimento delle relazioni che lo riguardano” (G. Maffii, 2018).
“L’indagine di Maffii si muove lungo un percorso che privilegia le emozioni ai fatti, senza per questo rinunciare all’osservazione degli oggetti, delle piccole cose quotidiane”[4] (E. Roversi, 2018). Il rapporto con gli oggetti è centrale, in quanto elementi della vita di tutti i giorni, superflui o carichi di significato, che racchiudono l’essenza e la vitalità dell’esistenza, nelle sue tracce più basilari (un fiammifero, la ceralacca, la pietra focaia, le impronte digitali, le orme).
“Lo sguardo sul quotidiano rivela il lato ironico di Maffii: ci si offre come stuzzicadenti reciproci /ma il legno è fatto in Cina / una riproduzione seriale, anche se ci sono versi che sembrano andare in direzione contraria (Non c’è posto per l’ironia / tra i versi non è serietà). Sta in questa capacità di miscelare ironia e dramma, a mio avviso, la forza stilistica ed espressiva di Maffii” (E. Roversi, 2018).
“La scrittura di Giulio Maffii è ricercata: il poeta sceglie e calibra con minuziosa attenzione ogni parola, fin dai titoli delle sezioni che compongono la raccolta” (E. Roversi, 2018). Il libro è diviso in sei sezioni: “basta scorrerli per rendersene conto: ognuno di essi potrebbe essere un verso che vive di luce propria: Venti angine d’amore, Una coazione disperata, La mimica del legno, Momentanea abiura, Il fallimento del lutto, La direzione del sangue” (E. Roversi, 2018).
Angina d’amour è composta da “ottantatré poesie, dove le soluzioni metriche e timbriche, la multitonalità della voce narrante, le critiche neanche troppo velate alla società moderna e l’intertestualità degli spaccati di vita offerti, diventano metafora variamente modulata della vita stessa” (G. Maffii, 2018), in un dialogo tra vivi e morti.
“C’è odore di sottoterra
Esplode tutto quello che ho accanto
al fuoco di un endecasillabo feroce”
(G. Maffii, Angina d’amour)
L’autore ci narra l’amore nelle varie sfaccettature e “l’intero alfabeto poetico usato da Maffii diventa strumento d’indagine della materia amorosa” (E. Roversi, 2018) e del dolore conseguente alla perdita.
Le relazioni affettive si pongono, quando permangono, come possibilità di protezione, cura e rielaborazione delle ferite e il nemico se ne va: cioè simbolicamente le nostre parti distruttive possono essere gestite, contenute e soprattutto trasformate, all’interno del rapporto con l’altro:
Mi esplode l’autunno dentro il cranio
la bocca della terra divora l’ansia
Cucio nella pancia le stelle oscurate
rovisto il mio curriculum stagionale
delle frasi da pensare
il cuore brucia nel suo tonfo quieto
c’è ancora tempo per trapassare il mondo
Quando sono addormentato tu dormi
e non entri nei sogni che proteggono dal freddo
allora prendo coraggio e ti aro con i miei
Non c’è posto per il gelo
mi sopporti tutto
mi rammendi mi rendi casa
mandi via il nemico.
La poesia di Maffii si fa portavoce della crisi dell’individuo e della società, ma è anche uno strumento di testimonianza e trasformazione. Il poeta rappresenta “una umanità che fatica a trovare una risposta, un senso, eppure lo cerca, nella contraddizione costante e spesso avvilente, per quanto umana, tra ciò che si desidera e ciò che si ha”[5] (M. Panico, 2018).
Angina d’amour è un libro che narra di
“suola sporche
le parole nel taschino
la tazza con lo zucchero incrostato
una camicia di una taglia più grande
il verso della tortora d’estate”
e spesso anche di ciliegi e castagni ad apportare bellezza, a consolare dalla sofferenza.
Quali sono, per il poeta, la condizione e le sorti dell’essere umano?
Non ho mai sentito un vuoto
perché un padre non l’ho mai avuto
niente da riempire o maledire
Il gelo fa più male dell’assenza
e si apprende la consuetudine
di essere imperfetti
e siamo in molti
nessuno è da solo
nelle forme del dolore
Parole molto simili dondolano
tra l’abisso e la nuca
spalancano e spaccano le vertebre
Viviamo di così poco
che anche un fiammifero
ci divora
Da questi versi emergono la solitudine, l’assenza, la caducità dell’esistenza e la nostra fragilità. “La vita e la distanza dalla vita, la contemplazione della realtà fenomenica e il distacco da sé si rivelano l’unica via di salvezza offerta all’uomo moderno, chiamato a un lungo percorso di elaborazione del lutto” (G. Maffii, 2018).
E allora
“Bruciamoci come ceralacca
che di questa vita non rimane niente” [6]
perché per il poeta
“Non possediamo niente a parte il nome
e la carne fossile di qualche ricordo”[7].
Avere e dare un nome sono passaggi importanti per la costruzione dell’identità e in un processo terapeutico: “nominare” se stessi e gli stati d’animo, le emozioni sperimentate, costituisce un momento importante per la presa di consapevolezza e il cambiamento. Durante l’abbandono e la separazione invece “tutte le cose non hanno più nome”:
Questo progetto di solitudine
inizia nel silenzio del mattino
quando il lenzuolo non saluta
lo specchio se ne resta fermo
e la sedia struscia un buongiorno
Il marmo fluisce in acqua
e sono un clandestino
le pietre spaccano l’intonaco
al mio passaggio autunnale
Quelli che amano i gabbiani
direbbero banalmente
che tutto parla di te
ma così non è
Tu manchi agli oggetti e alle pareti
alla teiera e alla polvere di marzo
Tutte le cose non hanno più nome
soltanto un paio di ciabatte vuote
sembra sollevato dal peso
di un passo che tace
Tu manchi agli oggetti lo ripeto
crocefissa al muro c’è
una zanzara troppo loquace
Come si sopravvive a una separazione?
La scrittura è un potente strumento terapeutico che permette un raccoglimento, la visualizzazione e la trasformazione della sofferenza.
I versi approfondiscono il tema della rielaborazione del lutto, che sia considerando la fine di un legame o la morte.
Lo scrittore utilizza spesso una corrispondenza tra sintassi e vita, una sorta di grammatica del quotidiano, proprio perché la poesia entra all’interno dei giorni; scrivere diventa una soluzione imprescindibile dall’esistenza e dal tempo che passa, perché il ricordo e la memoria vengono immortalati nel testo.
Questa raccolta di poesie è “fatta di rovine, frantumi, frammenti, rielaborazioni, rinascite e fotogrammi passati al vaglio di quella impietosa lente di ingrandimento che solo lo scorrere del tempo regala” (G. Maffii, 2018):
C’è un’anestesia del corpo
I nomi si dimenticano
si sbagliano si perdono
Un corpo invece non lo scordi mai
resta attaccato alla pelle
raggiunge limiti che non conosceva
Ricordiamoci che non duriamo
più di una vita
a volte calva e sillabata con fatica.
Il decadimento cognitivo e lo stress emotivo sono elementi rappresentati con una valenza psicologica. L’elemento emozionale è centrale nel processamento delle informazioni e della memoria. A volte si dimenticano i nomi, ma può capitare anche di non poter dimenticare ciò che ha un significato affettivo importante e questa sofferenza è simile a una malattia: che cosa vogliamo dimenticare e perché a volte è impossibile farlo?
La tua assenza è diventata una presenza
tutti i giorni un passo
nel lavoro della memoria
per liberarci dalla malattia
dei nomi che non si dimenticano
Le bocche sono l’ambiente perfetto
per una solitudine
dove custodire gli anni
le caramelle d’anice
le braccia perdute
La nostra attualità è caratterizzata da pieni e vuoti e da una coesistenza di presenza e assenza, vicinanza e distanza, in cui il malessere viene negato, la morte rifiutata.
Il vuoto è subito riempito dall’azione o da un altro oggetto e la perdita è superata con una nuova relazione: “è tempo di sostituzioni” come scrive il poeta.
L’autore sottolinea la difficoltà a contenere la sofferenza, tipica del presente incerto e fluido nel quale viviamo, e nel quale è difficile definirsi: il nostro corpo è fatto d’acqua/evapora sempre al primo dolore
ed esemplifica che:
Ci piace negare
si vorrebbe dimenticare
ma tutto è già accaduto
il peso dell’evento
galleggia tra le squame
Ci sentiamo persi e osceni
senza riempire il vuoto
-facciamo esperienza dell’assenza-
Una perdita porta a porta
non le persone ma le cose
se ne vanno
si cancellano
È un tempo di lutto facile
è tempo di sostituzioni
“Con Angina d’amour Maffii descrive il dolore dell’anima, il male di vivere, che è poi lo stesso sofferto da Mr. Prufrock, il personaggio eliotiano a cui è dedicato il poemetto Mr. Prufrock non canta più d’amore, all’interno della sezione intitolata Una coazione disperata […] La poesia di Maffii abita in stanze spoglie, i cui muri trasudano ricordi dolorosi e amplessi gioiosi” (E. Roversi, 2018) perché c’è un “alternanza del tragico e sublime”[1].
Viviamo alla ricerca di identità e stabilità, con una continua oscillazione tra disagio e pace, tra desolazione e contatto e un’incongruenza tra apparire ed essere: come appariamo all’esterno non corrisponde con ciò che siamo internamente.
Il dialogo tra vivi e morti permette di rielaborare il dolore delle assenze, delle separazioni, dei lutti: in generale di tutti i tipi di perdite.
È possibile spararsi “in bocca un alfabeto intero”, senza più patire e ancora in vita, quando le relazioni sono composte da sostegno reciproco e comunicazione.
Per il poeta una soluzione terapeutica risiede nelle parole, e dunque anche nel dialogo e nella scrittura. Attraverso la poesia si può superare il passato ed andare avanti e suggellare ciò che si vuol tramandare, così che la memoria non possa svanire.
E dopo tanto vagabondare tra sangue e ossa, tra gelo e terra, tra passato e presente…
Il libro è dedicato a Paola senza alcuna angina
Nessun amore è un amore
se non ha almeno un’intercapedine
Ci persegue una domanda
-ma come fare
come fare a riconoscere l’amore?-
Poi alla fine succede un fulmine
dietro resta il coro dei paurosi
Ci siamo amati una volta sola
in questa vita e forse in un’altra
sopra l’abito della domenica
ci siamo indossati divorati
baciati e sparati in bocca
un alfabeto intero
Non toccare più niente
neanche lo scalmo che ci sorregge.
[1] Tra le pubblicazioni ricordiamo il saggio “I piedi avanti: il lungo cammino di Anthropos e Thanatos tra poesia e vizi simili” (2020) in Archivio di Antropologia ed Etnologia.
[2] Maffii G., (2018) Angina d’amour, Arcipelago itaca edizioni, Osimo (AN), pag 56.
Il suo lavoro più recente di poesia “spaziale”, Sequenze per sbagliare il bersaglio (2021), segna la prima apparizione della combinazione di linguaggio poetico e “smart art”, integrando collage, immagini, grafica per ufficio, disegni e fotografia. Nel 2025 ha presentato la conferenza “Archipoetry: Designing the Self from the ‘Point’ to the Metaverse”, delineando i fondamenti teorici di questa pratica sperimentale. Il suo sito https://giuliomaffii.com/
[3] Maffii G., (2018) Angina d’amour, Arcipelago itaca edizioni, Osimo (AN), pag 80.
[4] Maffii G., (2018) Angina d’amour, perché Mr Prufrock non parla più (solo) d’amore https://www.poesiadelnostrotempo.it/angina-damour-perche-mr-prufrock-non-parla-piu-solo-damore-giulio-maffii/
[5] Roversi E., (2018) Giulio Maffii – Angina d’amour
[6] Panico M. (2028) Angina d’amour- Giulio Maffii
[7] Maffii G., (2018) Angina d’amour, Arcipelago itaca edizioni, Osimo (AN), pag 16.
[8] Ibidem, pag 23


