“Dove la morte
è vittoriosa non trascurare le tracce
della vita, come infiorescenze
sulla superficie”
(D. Bertelli, results).
Diego Bertelli Lenzoni (Pietrasanta, 1977) vive e lavora a Firenze. Si occupa principalmente di poesia contemporanea e traduzione.[1] Dirige con Raoul Bruni la collana di poesia contemporanea «novecento/duemila» (Le Lettere) ed è vicedirettore della rivista bilingue di racconti e poesia «The Florence Review» (Le Lettere).
Nel suo libro results (Edizioni Prufrock spa, 2026) l’autore ripercorre specifiche tappe della vita, attraverso poesie ma anche lettere, promemoria e dediche, come indicano le varie sezioni: “results è l’esito di molti tentativi di giungere a un libro di poesie. I testi raccolti coprono, con buona approssimazione, un arco temporale di vent’anni” (D. Bertelli, 2026)[2].
Il libro è composto da sette parti che costituiscono un percorso interiore, che dall’America porta indietro nel tempo e nello spazio, in Italia[3], verso la sua terra di origine. I legami rivestono un ruolo centrale, in un’ottica sistemico relazionale e trigenerazionale. I rapporti con la famiglia e con le persone care, gli sconosciuti incrociati per la strada, i viaggi, il cibo, gli odori… tutto diventa ispirazione per scrivere e offrire al lettore immagini e riflessioni esistenziali, e fare un
Esperimento
Nuovamente aspirare al catalogo:
dal piccolo al grande, e viceversa,
evento.
Classificare la mia storia, ogni storia
facendo attenzione, dove la morte
è vittoriosa non trascurare le tracce
della vita, come infiorescenze
sulla superficie. Questione minore
è comprendere, ma prima…
dall’esistenza estrarre l’esistente.
E drizzare, dopo attento lavoro,
la schiena, guardare con un dolce,
calmo sguardo la vita che resiste
e la vita che si piega
il tempo che rimane è una guerra
dichiarata al tempo che trascorre.
Questa poesia introduce gli argomenti del libro, rappresenta la ricerca del senso dell’esistenza e la valorizzazione dell’esistente, nelle sue svariate forme quotidiane.
Il rapporto tra vita e morte riguarda il tema della perdita, intesa come fine di una relazione e come lutto: come fare a vivere pienamente e a separarsi?
Come prendersi cura di sé e gestire i conflitti interiori, quando il malessere prende il sopravvento?
La passeggiata
Camminando, ogni tanto, penso una parola.
Ci giro intorno, l’avvero, compongo la sua storia.
Come la parola inferno. L’inferno è un luogo
per ognuno, e ognuno riconosce il proprio.
Nel mio la pena è varia: un incontro inatteso,
il lavoro, la città dove vivo, ma soprattutto la memoria.
A volte è l’inferno che mi cerca, a volte a farlo sono io.
Ma forse con l’inferno si nasce dentro, lo nutriamo
con il cuore all’ostinata contrazione di sistole e diastole,
è sempre insieme a noi. Mi piacerebbe così tanto
non pensarci e non pensare alle parole, tendermi la mano,
vivere e volere, continuare a credere di essere l’essere
umano che sono. Ma anche questo è un inferno, il peggiore:
nell’immenso uso del mondo l’illusione di agire per il bene.
Il poeta descrive la tendenza dell’essere umano a trovare l’“inferno” e “il suo modo di morire” ogni giorno: metafore degli aspetti distruttivi, di sabotaggio e di tutte le volte che l’uomo rifiuta la felicità per paura di un cambiamento.
Nel lavoro di terapia il paziente vuole eliminare il sintomo, ma paradossalmente lo vuole mantenere perché è uno schema appreso. È più rassicurante scegliere ciò che è conosciuto, anche se crea dolore, perché si riferisce a un modello interiorizzato di relazione col quale si sa convivere. Questa modalità può condurre alla perdita della vitalità, alla rinuncia, a scegliere la distanza al posto di un contatto… come fare a chiudere il cerchio?[4]
Piazza delle Cure
Al Greme
«Ognuno trova sempre il suo modo di morire,
— mi disse Gianluca, una volta, in piazza
delle Cure, — la sua dose di veleno quotidiano».
«Vuoi dire anche adesso, mangiando un gelato?».
«Ma certo, anche adesso. Cosa c’è di così strano?».
L’ambiente può venire in aiuto, con la bellezza, e crea stupore; questo movimento diventa interno, si tramuta in energia: “la vita non può essere che questo vivere ostinato a non perdersi nel nulla”
Quel giorno in autostrada
tra Spalato e Zagabria restammo tante
volte a bocca aperta, veniva naturale
constatare ingenuamente quanto fosse
bello il mondo. E che la nostra vita,
per necessità dell’esperienza, dovesse
unirsi alla vita, la pretesa del pianeta
di atomi capaci di avere una coscienza,
l’intelligenza operante dentro ogni cosa.
A modo nostro pensavamo di avere intuito
persino perché siamo vivi. La vita non può essere
che questo vivere ostinato a non perdersi nel nulla.
Le relazioni di coppia si sviluppano alla ricerca di equilibrio, tra pesi e delicatezza:
Di nascosto, quando sono solo,
io penso che sarebbe stato
delicato questo nostro viaggio
insieme. Se solo non avessi
trasportato ogni giorno la tua vita,
dicendomi di reggerla, come una
valigia. «Ma cosa ci hai messo
questa volta ancora?». «Lo sai,
non fare le stesse domande: c’è
quello che ci vuole, e che serviva,
dimmi solo che ora non ti pesa».
La separazione è rappresentata con dolore, ma anche con l’umorismo che permette di rielaborare l’assenza:
Delicata
Adesso che un lavaggio dopo l’altro prende
il posto dei ricordi dalla parte di letto ancora
intatta, ho modo di capire che la fine
di un amore non è fatta di parole:
a contare è la forma del cuscino,
l’odore che rimane, l’impressione
della pelle sul lenzuolo.
A volte i pensieri non si tolgono neppure
con le temperature alte, e non è certo
dal programma che dipende una buona
lavatrice – è semmai l’ammorbidente
che ti avvolge nel cestello e adultera
le tracce del bucato
ogni volta che insonne mi giro
e rigiro, sul lato più sinistro del passato.
Nel libro si trovano vari testi sulla madre, che suggellano un senso di stabilità: fondamenta su cui si è costruita l’identità e la differenziazione
A mia madre l’autunno non piace.
Soprattutto se deve chinarsi
a spazzare le foglie, che il vento
in giardino ogni giorno disperde.
L’autunno, invece, a me piace.
E mi piace camminare tra le foglie,
sentirle sotto i piedi scricchiolare
o se la pioggia le scolora sull’asfalto
guardarne l’impronta che resta e vedere
(almeno provare) una cosa o un animale.
E se spiego a mia madre
perché togliere le foglie
sia un peccato, si volta
e sorride, chinata, sul prato.
Poi dice con tono pacato:
«È per questo che scrivi poesie»
Il rapporto con il femminile traccia una linea intergenerazionale che sfocia nella scrittura, come se la stesura del libro corrispondesse a un processo terapeutico.
Originale l’aspetto del “mostro” interiore, che forse potrebbe rappresentare le nostre contraddizioni, come accettarle e poterci ridere sopra.
Il mostro si evolve, si oppone al conformismo, esprime un dilemma tra bene e male:
Ovunque seduto a osservare
il mio mostro educato dopo tutto
questo tempo le cose vanno
peggio ma non riesco a dire basta.
Il male e il bene sono troppo simili
per non finire nello stesso modo.
Il mostro è “educato”, ha imparato a stare alle regole e a gestire l’impulsività, ma se “il male e il bene sono troppo simili” forse si può, per il poeta, accettare l’ambivalenza, cambiare registro e recuperare le relazioni (una sezione si chiama appunto Dediche):
Ero io quel bambino con le scarpe alte da pallacanestro
e lo zainetto viola: forse torno, forse vado a scuola. Cammino verso la
fermata dell’autobus, sui viali a mare. Percepisco il rumore delle
onde e l’odore di legno verniciato nuovo provenire dalle cabine,
aleggiare nell’aria. Sento la voce di mia nonna che canta una
filastrocca, non la ricordo tutta, nonostante lo sforzo. Di ogni
cosa una parte si separa, poi diventa altro, poi non è più niente.
Sono io l’uomo al semaforo vicino alla fermata dell’autobus. È
stato specialmente il fatto di essere lì o qualcosa che è accaduto
intorno a me e di cui non mi sono reso conto. Oppure è stato un
altro pensiero, del quale non ho più, in modo simile, memoria.
Ero fermo al semaforo. Mi ha colpito la componente sensoriale,
fortissima, delle associazioni: il rumore delle suole delle scarpe, il
peso dello zainetto sulle spalle, l’odore del legno delle cabine,
ma soprattutto la voce di mia nonna. Sono trascorsi trent’anni in
modo rapido e inatteso.
Il legame tra vivi e morti si può attuare attraverso la memoria e la poesia, che rende vicini gli assenti e altera il tempo. Ripercorrere i luoghi d’infanzia permette di sostare andando lentamente andando per ritrovare se stesso:
Andando lentamente andando
quando il sole chiude il conto
sulla luce che a febbraio parla
già di primavera sui viali lungomare
si riavvolge la vita in un ricordo
di anni che sembrano di altri
e quante volte ti ho percorso
senza accorgermi del solo
dono della tua presenza,
Versilia dove sono nato.
Una storia, la mia, del non accorgersi
che troppo tardi, o dell’accorgersi
a un tratto, dopo tutte le altre cose,
anche di me.
La lettura del libro corrisponde a un viaggio introspettivo, nel quale ci si può identificare, che dall’America ritorna alla terra d’origine, e che i versi possono tramandare. Scrivere permette una rielaborazione dei vissuti, una catarsi, l’integrazione con l’esterno e di cogliere ciò che ci passa accanto, veloce come un insetto.[1]
Results mostra come le nostre scelte incidono sull’esistenza e quale è il confine con la morte e ci offre un finale diverso, che non ruota solo intorno al bene e al male, ma verso un complesso di valori affettivi, che ridefiniscono il concetto stesso d’identità.
[1] Bertelli D. (2026) Results, Edizioni Prufrock spa, Edison pag 140.
[1] Ha pubblicato due monografie: Viaggio al termine della scrittura. Calvino Pasolini Bazlen Parise Cattafi (Le Lettere, 2017) e «Un felice viaggio»: poesie e destino in Bartolo Cattafi (1951-1961) (Carocci, 2025). Di Cattafi ha inoltre curato la nuova edizione de L’osso, l’anima (Le Lettere, 2022) e il volume Tutte le poesie (Le Lettere, 2019). Fra le sue traduzioni, la prima edizione italiana de Il grande cerchio di Henry S. Whitehead (Arcoiris, 2019), Il grande Gatsby di F. S. Fitzgerald in formato graphic novel (Tunué, 2021) e una nuova versione di Calamus di Walt Whitman, uscita con il titolo Rivelerò io cosa dire di me (Marcos y Marcos, 2023). Per «Isola» di Mariagiorgia Ulbar ha pubblicato la plaquette Si lasciano cadere (2021).
[2] Bertelli D. (2026) Results, Edizioni Prufrock spa, Nota pag 143.
[3] Tra Milano e Firenze.
[4] Bertelli D. (2026) Results, Edizioni Prufrock spa, titolo della seconda sezione.


